Filler e peel chimici

Anche se sul nostro network spesso e volentieri parliamo di operazioni chirurgiche particolarmente ampie e profonde, non disdegniamo approfondire alcuni aspetti relativi ai trattamenti micro-invasivi come, nel dettaglio specifico, i filler facciali e il peel chimico.

Vediamo dunque insieme quali sono le caratteristiche di queste tecniche di largo utilizzo, e in che modo poter beneficiare di tutti i vantaggi che i filler e le operazioni di peeling chimico sono in grado di riservarci.

Per quanto attiene ai filler facciali, è ben noto come oggi, in commercio, siano disponibili prodotti di ottima gamma come Juvederm, Restylane e Radiesse. I riempitivi includono diversi tipi di acido, con costi limitati, ma dipendenti dall’area che si desidera “riempire”. Per avere un’idea della diffusione di queste tecniche, basti considerare che si tratta della seconda più popolare procedura non invasiva, con 1.891.158 interventi eseguiti nel 2011.

Meno diffuso, ma pur sempre alla portata di molte tasche, è il peeling chimico. Dei vari peeling, il meno doloroso è quello relativo all’acido alfa idrossile, che non penetra profondamente negli strati di pelle. Il soprannome di “pausa pranzo” che in alcuni mercati viene attribuito a tale prodotto, nasce dall’idea che l’operazione – come intuibile – si possa effettuare in breve tempo e, addirittura, nelle pause pranzo (senza che ciò possa compromettere la restante parte della giornata).

Al di là di ciò, il nostro consiglio è quello di riporre la massima attenzione a qualsiasi intervento estetico e, pertanto, anche al peeling. Spesso, infatti, dopo il peeling il viso potrebbe apparire arrossato (in modo simile ad un colpo di sole), e si potrebbe avvertire un pò di bruciore o irritazione lieve. I peeling chimici leggeri di solito richiedono trattamenti multipli, ma a volte l’aspetto desiderato si ottiene dopo un solo appuntamento. Con 1.110.464 procedure eseguite lo scorso anno, il peeling chimico è la terza procedura mini invasiva scelta dal popolo dei “rifatti”.